Association
Internationale
d’Attelage de Tradition

Con rispetto per il passato,
pensando al futuro

Il cavallo da attacco

Il cavallo da attacco – di Christian de Langlade
Quale cavallo?

Tutti i cavalli possono essere attaccati, ma…
Quasi tutti i cavalli possono essere addestrati all’attacco, ma differiscono per carattere e conformazione e solo un buon addestramento produce un buon cavallo da attacco.

Un po’ di storia

Alla fine della Seconda guerra mondiale la Francia si interessava soprattutto all’allevamento di cavalli da corsa e da salto ostacoli di alto livello, non a quello dei cavalli da attacco. I nostri vicini olandesi, tedeschi e dell’Europa centrale hanno invece conservato le loro razze da attacco e sviluppato l’allevamento di cavalli adatti alla guida. Nel frattempo i cavalli da tiro pesante francesi, i tiri leggeri e i mezzosangue sono ancora in buona salute ma, a causa degli incroci, è più difficile formare una pariglia o un tiro a quattro rispetto ai KWPN olandesi, agli Oldenburg, agli Holstein, agli Hannover, agli Hessen, ai Kladruber ecc. Chi sceglie un’unica razza ha il vantaggio di accoppiare cavalli simili per carattere, conformazione e andatura.

Detto questo, si possono avere problemi con cavalli considerati adatti all’attacco e ottenere ottimi risultati con altri che sembrano poco adatti.

La prima cosa è acquistare il cavallo; per la riuscita serve comunque un po’ di fortuna.

L’addestramento all’attacco

Alcuni consigli per l’addestramento all’attacco

Andate a vedere un cavallo: vi piace la sua testa, ha l’occhio intelligente, la conformazione sembra corretta, pare avere forza nel posteriore, un buon anteriore ed è ben raccolto. Dovrebbe diventare un buon cavallo da attacco, ma solo l’addestramento lo dirà.

Avete avuto il buon senso di acquistare un cavallo di 4 o 5 anni, che non ha avuto modo di prendere cattive abitudini. È giudizioso e ben disposto.
La prima cosa da fare è verificare se c’è sintonia tra voi: se c’è, avete superato il primo ostacolo.
La prima lezione consiste nel lavorarlo alle redini lunghe e poi abituarlo ai finimenti, ai paraocchi, alle tirelle e al collare. Poi potete attaccarlo a una vettura accanto a un cavallo esperto e uscire per un paio di chilometri al passo, allungando poco a poco il percorso, poi a un trotto leggero. Non dimenticate di fermarvi ogni tanto e dargli una carota, per costruire la sua fiducia in voi e la vostra in lui.
Farà tutto ciò che gli chiederete, ma non date mai nulla per scontato.
Far trainare un carico pesante (un grosso pneumatico, una slitta pesante ecc.) per scoprire il limite della sua forza non è affatto necessario.
Potete valutarne l’attitudine durante le uscite abituali in salita e su terreni pesanti. Abusare del suo coraggio in giovane età, chiedendogli di trainare carichi pesanti, lo scoraggerà nel lungo periodo.

L’allenamento

Quando il cavallo lavora volentieri, potreste pensare di partecipare a un concorso, magari un concorso di tradizione, e lui lo affronterà con naturalezza!
Che tipo di allenamento serve per prepararlo?
Il più semplice è il migliore. Un percorso conosciuto con 15 minuti di passo, 30 minuti di trotto di lavoro e di nuovo 20 minuti di passo, tutto su asfalto, rafforza la schiena e i tendini. Poi un’uscita un po’ più impegnativa, con salite leggere e terreni di ogni tipo. Se a questo stadio percorrete 30 km o più, sbagliate: aumentate gradualmente nell’arco di due mesi e il cavallo sarà in buona forma.

Se pensate di affrontare un percorso a coni nei concorsi, durante l’uscita quotidiana riducete il trotto di 10 minuti e sostituitelo con 15 minuti di figure a otto, per sviluppare la scioltezza e la giusta flessione del cavallo. Lo sforzo maggiore richiede che il rientro avvenga al passo. Se lo fate due o tre volte alla settimana, con regolarità e calma, dopo circa un mese variate usando i coni.
Per farlo disponete porte di coni a zig-zag e in cerchio; dopo averlo fatto due o tre volte alla settimana, nelle settimane successive potete inserire queste variazioni nelle uscite abituali. Non preoccupatevi se un esercizio inquieta il cavallo. Prima di un concorso non fate più del solito, anzi il contrario: magari un giorno sì e uno no al paddock.

Se potete guidare solo nel fine settimana, fate 10 km il sabato, per tre quarti al passo, e la domenica 15-18 km, metà al trotto e metà al passo. Durante la settimana cercate di dargli almeno un’ora di esercizio al giorno (magari montato) e un paio d’ore al paddock. Se avete tempo, lavoratelo come descritto sopra.

L’intelligenza del cavallo si fonda sulle abitudini, e la routine del vostro lavoro sarà assimilata facilmente. Con una buona routine non avrete un cavallo che si ferma all’improvviso, va con la testa incappucciata, è nervoso e non sta al suo posto, e quindi è pericoloso.

Non dimenticate che nel 99% dei casi, se un cavallo non va bene, c’è un motivo. Innanzitutto il guidatore stesso, che non anticipa una difficoltà. Poi possono esserci problemi alla schiena o ai denti, spesso la causa del problema e curabili con una visita periodica del dentista equino: usura irregolare, denti di lupo che possono urtare il morso e causare problemi. Un cavallo con problemi alla schiena può essersi spostato una vertebra in box (rotolandosi), e talvolta il problema si risolve rotolandosi nel paddock! In caso di difficoltà chiamate uno specialista.

Un ultimo consiglio: usate quasi sempre un morso dritto, il più confortevole, con le redini alla barra centrale e il barbozzale non troppo stretto.
Per il trasporto scegliete un mezzo con apertura laterale: l’apertura posteriore può far entrare i gas di scarico o far raffreddare i reni del cavallo.